Una serie di studi recenti rafforzano un concetto già noto alle città costiere di tutto il mondo: l’innalzamento del livello del mare e le maree le pongono ad alto rischio di inondazione. Le stime prevedono danni per 1 trilione di dollari entro il 2050, e le città nei Paesi più poveri sono destinate a diventare “enormi vasche da bagno”. Impeller ha svolto una ricerca sulle ultime scoperte e sulle misure che stanno adottando alcune città per proteggersi.
Secondo un rapporto recente del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) dell’ONU, in caso di mancato intervento, gli effetti dei cambiamenti climatici risulteranno presto “seri, invasivi ed irreversibili”.
“Secondo la nostra valutazione, l’atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, la quantità di neve e di ghiaccio è diminuita, il livello del mare si è alzato e la concentrazione di biossido di carbonio è aumentata fino a livelli senza precedenti durante gli ultimi 800 mila anni”, ha affermato Thomas Stocker, Co-Presidente del Gruppo di Lavoro I dell’IPCC.
L’IPCC ha definito il rapporto, frutto del lavoro di oltre 800 scienziati, la valutazione più esauriente in tema di cambiamenti climatici mai effettuata nella storia. Secondo il rapporto, per limitare i rischi derivanti dai cambiamenti climatici è fondamentale una riduzione sostanziale delle emissioni di gas serra, ma sarà determinante anche adattarsi e prepararsi ai rischi per evitare danni.
E la situazione non è migliorata, come confermato da uno studio a cura di Stephane Hallegatte, economista della Banca Mondiale, e dell’OECD, che hanno individuato le città nel mondo maggiormente a rischio di inondazione. Lo studio, Future flood losses in major coastal cities, ha evidenziato che i danni complessivi delle inondazioni potrebbero ammontare a 1 trilione di dollari entro il 2050, se le città non adotteranno misure appropriate.
Le 10 città più a rischio in termini di costi complessivi dei danni sono: Guangzhou, Miami, New York, New Orleans, Mumbai, Nagoya, Tampa, Boston, Shenzhen e Osaka. Secondo il rapporto dell’IPCC, le più vulnerabili sono le centinaia di città nelle regioni tropicali e subtropicali, che dovranno affrontare alte maree, uragani e tempeste di forte intensità e lunghi periodi di siccità.
Numerose città nel mondo hanno già iniziato ad adottare alcune misure per proteggere le persone e le infrastrutture dalle possibili inondazioni.
Dopo aver subito danni per 19 miliardi di dollari provocati dall’uragano Sandy, la città di New York ha avviato diversi progetti per limitare i danni futuri. Ad esempio, un progetto da 335 milioni di dollari denominato Big U prevede la realizzazione di terrapieni e barriere in diversi parchi e zone pedonali per proteggere la parte inferiore di Manhattan.
A Giacarta (Indonesia), che potrebbe essere sommersa dall’acqua entro il 2030, è in fase di realizzazione una barriera di 34 km con 17 isole artificiali per proteggere la città da un’eventuale inondazione, per un investimento di 40 miliardi di dollari.
Nelle Filippine, le risorse sono piuttosto scarse e il Paese si deve ancora riprendere dai danni, stimati in 36 miliardi di dollari, provocati lo scorso anno dal tifone Haiyan. È stato previsto un piano generale per la prevenzione delle inondazioni a Manila, ma è ancora nella fase iniziale di studio.
“Ogni città e ogni parte del Paese è a rischio”, ha affermato Yeb Sano, commissario per i cambiamenti climatici del governo filippino. “L’IPCC ha previsto un aumento delle temperature medie di 4°C con conseguenze inevitabili per l’agricoltura, il comparto energetico e le comunità. Purtroppo non siamo preparati”.